La voragine

Il periodo di reclusione e tutto quello che ne sta conseguendo, ha creato distanza, non solo fisica, anche con molte persone con le quali avevo un legame affettivo e politico.
Verso di loro sto sentendo una lontananza inaspettata, una percezione di quello che sta accadendo, della vita e della morte, sorprendentemente differente. Troppo differente.
Prima della reclusione, per diversi anni, ho cercato di partecipare in maniera costruttiva alle iniziative politiche e culturali; dopo anni di incomprensione, polemiche e giudizi, avevo scelto la via dell’inclusione, del dialogo nella differenza, dell’ascolto. Ce l’ho messa tutta. Anche con discreti risultati, in verità.
Ma questa crisi ha buttato tutto nel cesso.
Dopo aver preso atto del quasi completo soggiogamento anche di molti compagni e compagne, allineate al racconto dominante, ogni attività politica, ai miei occhi, ha perso di credibilità. Tutto è diventato superato, vecchio, morto.
Vedere persone che fino a pochi mesi fa, per esempio, inneggiavano alla lotta in Rojava o idealizzavano compagni morti per il loro ideale, vederle mascherinate alle riunioni, che tentano di celare la loro paranoia dietro la scusa del rispetto dei più deboli, vederle disposte ad accettare la perdita di libertà per difendersi da un ipotetico, inconsistente, falso nemico, come se potesse esserci vita senza libertà, rende tutte le lotte che proporranno in futuro, ai miei occhi, non credibili.
Che non fossimo liberi, lo sapevo anche prima, ma adesso ho scoperto definitivamente che NON VOGLIAMO ESSERE LIBERI, CHE ABBIAMO PAURA DI ESSERE LIBERI.
Parliamo di rivoluzione, di anticapitalismo, di utopia, quando, nel concreto la paura ci domina. La paura del cambiamento ci rende conformi, succubi.
Durante il periodo di reclusione, anzi, direi, durante il periodo nel quale la reclusione si è fatta più restrittiva, mi sono sentito solo, anche deriso, perchè non ho mai creduto.
A quello che diceva il Sistema non ci credevo prima, perchè dovrei crederci adesso?
Poche persone con le quali dialogare.
Si è creata una voragine tra quello che ero e quello che sono.
Con questa voragine dovrò fare i conti in quello che resta della mia vita.
Dalle profondità di questa voragine, tocca ripartire.