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non rinchiudetemi

Non rinchiudetemi in una categoria.
Se ti dico che sono un danzatore butoh, tu automaticamente mi rinchiudi in uno schema mentale, anche se di butoh non sai niente.
Se ti dico che faccio il clown, ancora peggio perchè il linguaggio del clown è uno stereotipo granitico.
Se si parla di espressione corporea, l’associazione mentale più diffusa è quella con il bisogno corporeo per eccellenza: fare la cacca.
Anche solo parlare di danza genera sospetti, specie in ambito maschile.
Forse allora l’unica cosa che posso fare è cercare di non farmi capire, fare in modo che quello che faccio o propongo non venga compreso. Forse è solo dall’incomprensione che può nascere una comunicazione non preconcetta.

tanzen

durante fuzz orchestra

Ci sono diverse analogie tra la “danza libera” durante i concerti(anche chiamata pogo, slam dance, mosh) e il butoh.
Entrambe nascono dalla libertà e sono molto collegate alla musica e all’ambiente: movimenti primordiali che vengono dal di dentro: nessun giudizio, nessun filtro, solo danza.
I danzatori non sono spettatori, ma protagonisti.
C’è però anche una grossa differenza e cioè che i danzatori butoh possono danzare senza musica, nel silenzio profondo, perchè il butoh non ha bisogno di niente, si basta da solo.

la bilogia del quadrato

Ho appena finito di sistemare e autoprodurre un altro libretto:
Il butoh quadrato“.

Questo è l’intro.

Ci sono momenti della vita che riconosciamo come importanti.
Momenti nei quali qualcosa di insolito e inaspettato accade.
Momenti che ti segnano in senso positivo o negativo, o che non si sa in quale senso.In sostanza, sono i momenti, passati i quali ti senti diverso, se non proprio cambiato, diverso.
Tre, per adesso, sono i momenti più importanti della mia vita:
-la sberla, non meritata, ricevuta in terza elementare dal maestro fascista Belluati;
-il primo gol(di sinistro) mentre giocavo con la squadra pulcini del Ceriale;
-il laboratorio di Butoh oggetto di questo scritto.
Tutto quello che è successo tra e dopo questi momenti, è stato conseguente.

Il testo che avete tra le mani è un’alleggerimento, una elaborazione, della Tesi di laurea che ho discusso(si fa per dire) alla fine del mio triennio di studi al Dams di Imperia e che si intitolava “Buto(s). L’esperienza di Ryuzo Fukuhara”.
Ho cercato di ripulirla, togliere il più possibile i toni accademici propri di una tesi di laurea, ma ugualmente qualcosa è rimasto. Tappati il naso.
Ho eliminato completamente la terza parte della Tesi, cioè un’intervista, a mio parere molto interessante, a Ryuzo, perchè avrebbe reso lo scritto ridondante (ma la trovi qui).
Ho tolto anche tutta la parte in cui erano elencati, giorno dopo giorno, gli esercizi svolti perchè era noiosissima e volevo risparmiare carta e ho tolto anche l’elenco autocelebrativo delle mie performances.

Un consiglio: non provare a trovare un senso al titolo di questo libretto. Se lo trovi, bene, se non lo trovi, va bene lo stesso, non ti preoccupare.

Se vuoi la versione cartecea del libretto scrivimi:
buconero@autoproduzioni.net

dare esempi: né positivi, né negativi

Da un paio di mesi non ho molto da dire al mondo, e allora mi sono rimesso a “danzare”.
Non mi salva, ma un poco mi aiuta.
Spaccio quello che faccio come “Danza Butoh”, ma non è che mi freghi molto come si chiami, anzi.

http://www.youtube.com/watch?v=DWHxtEY7WeE