La malattia è la cura

La malattia si manifesta nella nostra vita, nel nostro corpo, con lo scopo di ristabilire uno stato di salute, per riportarci in equilibrio con la vita, un equilibrio che abbiamo perso.
E’ ovvio, che il luogo dove la malattia ci vuole riportare, sia diventato un luogo utopico; esiste, da qualche parte, ma per arrivarci, adesso, serve un viaggio molto lungo.
La malattia, però, crede nelle utopie, è testarda, riportarci sulla retta via è quello che deve fare e lo fa con puntiglio.
Purtroppo il suo indefesso lavoro viene continuamente vanificato perchè noi, diretti interessati, consideriamo la malattia un nemico e cerchiamo con tutti i mezzi di combatterla, quando invece dovremmo considerarla un’amica, da accogliere (anche se con tutte le precauzioni del caso).
In sostanza questo vuol dire che la malattia non viene per ucciderci, ma per guarirci.

La paura che ci possiede.

Il sistema, il potere, ha sempre usato l’arma della paura per imporre decisioni, leggi, guerre: la paura del diverso, del migrante, dell’arabo. Adesso tocca alla paura del virus.

Basterebbe questa considerazione per imporci una riflessione sul racconto che ci viene imposto in questi giorni, sul tema coronavirus, dal governo e da tutti i media.
Eppure, anche in ambienti che fanno da anni una spietata critica allo stato, al modello di sviluppo, al capitalismo, anche in questi ambienti si accetta senza indugio la visione pandemica e che ci sia un nemico invisibile da sconfiggere.

E’ la paura la causa di questa emergenza sanitaria, non è il virus.
Siamo tutti immersi dentro una gigantesca bolla di paura e terrore che sta mettendo in quarantena buona parte della popolazione mondiale. Centinaia di milioni di persone alle quali viene tolta la possibilità di muoversi liberamente con costi sociali e sanitari spaventosi.
Perchè non riusciamo a vedere questo? Perchè?
Non lo vediamo perchè abbiamo paura, altrimenti ci saremmo ribellati.

La paura è un sentimento molto umano.
Abbiamo tutti tanti tipi di paura; se provaste a fare un elenco delle vostre paure, l’elenco sarebbe lungo o lunghissimo.
La paura, sempre in agguato, diventa pericolosa quando ci domina.
E in questi giorni sta succedendo proprio questo. La paura si è impossessata delle nostre vite.

Provate a immaginare un vecchio, malato, che comincia a sentire i sintomi della malattia descritti in ogni dove, provate ad immaginare la paura che sale dalle budella, che arriva ai polmoni, che sfocia in panico. Provate ad immaginare un vecchio, malato, che vede arrivare in casa sua infermieri vestiti da astronauti che lo portano via, dalla sua vita, e lo depositano dentro una camera dove tutto è artificiale, trattato come un’appestato, senza la possibilità di ricevere la visita dei propri cari.
La paura diventata panico che si trasforma in disperazione, morte.

Vi invito ad una riflessione su questo tema.

Sospetti

Ho il sospetto che l’arte sia una fregatura.
Ho il sospetto che l’arte sia un mezzo che ci è concesso per farci sentire artisti.
Ho il sospetto che l’arte rappresenti una mancanza: che serva ad accettare la vita incompleta che viviamo.
Ho il sospetto che il mercato abbia, da tanto tempo, ucciso l’arte, contaminandola irrimediabilmente.
Ho il sospetto che l’arte abbia a che fare con l’essere liberi. E liberi non siamo.
Sento che l’unica arte che mi rappresenta sia quella che si autodistrugge, quella non recuperabile, effimera, che sguiscia dalle mani sozze del suo valorizzatore.
Ho sospetto che arte sia ciò che non è arte.
Ho il sospetto che l’arte debba stare fuori dal mondo del lavoro.
Ho il sospetto che l’arte non debba avere nessun valore economico. Non dovrebbe neppure essere gratuita. L’arte si trova oltre questi banali rapporti commerciali.
Ho il sospetto che l’arte che compriamo dappertutto, nelle librerie, nei teatri, nei cinema e nelle mostre d’ogni tipo, contenga solo un messaggio subliminale di morte e di rassegnazione.
Tutta la storia dell’arte è storia di esclusione, tu si, tu no, tu no, tu no, tu no, tu si, di giudizio morale, estetico e politico. E’ storia che seleziona prodotti, fatta di sfruttamento e profittatori.
Per precauzione l’artista poi, è spesso considerato un poco folle. Non si sa mai.
Troppi sospetti, troppi indizi, non fanno una prova?

regalo

Adesso che sei grande
ti posso finalmente regalare olio.

E’ olio extravergine, si dice così,
fatto con olive, che non è così scontato,
un frutto abbastanza benedetto
prodotto dal contorto e immortale e triste
(forse perchè immortale)
albero dell’ulivo,
pianta della pace,
perchè la pace è contorta,
mentre la guerra,
che è il suo falso contrario,
è più lineare, piatta.

Ma lo vedi com’è quest’olio?
E’ torbido.

Perchè le cose buone son così,
non sono limpide, trasparenti,
linde o raffinate,
ma sono un misto di sapori e odori,
in divenire,
e integrali,
perchè non si deve filtrare niente.

Nulla a che vedere con l’olio che trovi al supermercato,
che non è neppure vergine.

Ma questo olio che ti dò,
non è speciale, è olio normale,
è olio vero.

Olio che porta con sé la verità,
e che serve a lubrificare e insaporire
tutto quel che vuoi,
anche l’insalata, volendo.

Tutto il resto è noia. (cit trash)