non mi vedranno mai

Si parla tanto di anonimato, ma meno di invisibilità.
Potrebbe essere proprio l’invisibilità la soluzione o quantomeno una possibile soluzione alla sopravvivenza.
Non esistere o almeno non essere visibile.
Nel “non apparire” ci potremmo ritagliare uno spazio di libertà.

Potrei fare tante cose nella vita, sento di avere delle capacità e delle doti pure io – lo giuro! – che potrei sfruttare. Potrei propormi seriamente nel mercato del lavoro. Potrei anche fare un sacco di soldi se solo mettessi da parte un paio di remore ideologiche e alcune non importanti attitudini caratteriali, d’altra parte di compromessi se ne fanno tutti i giorni.
Con un pizzico di creatività – ed io di creatività stanne certo ne ho alla grande! Oh! se ne ho di creatività! – potrei vendere quello che più mi appassiona, mi diverte, mi piace. Potrei vendermi.
Vivere in questa società potrebbe essere come giocare, divertirsi coi numeri dell’economia, fare a gara con i concorrenti, sgomitare, chiudere un gli occhi, turarsi il naso, tapparsi la bocca, legare il corpo e lasciarsi andare nel vuoto.
Lo fanno miliardi di persone, perchè non potrei farlo anche io?

Invece, ovviamente, niente da fare. Non solo non ci riesco, ma credo sia meglio fare qualcosa in più, andare oltre.
Preferisco non esserci, starmene fuori.
Fuori dalle statistiche, fuori dai loro libri contabili, fuori dagli uffici collocamento, ma anche accettare il rischio più generico di non apparire e quindi di non essere mai esistito.

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citazione 2 – parlar chiaro

“Cioè io avevo fatto tutti i lavori nella mia vita. L’operaio edile, nelle carovane di facchini, il lavapiatti in un ristorante, avevo fatto il bracciante e lo studente, che è anche quello un lavoro. Avevo lavorato all’Alemagna, alla Magneti Marelli, all’Ideal Standard. E adesso ero stato alla Fiat. A questa Fiat che era un mito, per tutti i soldi che si diceva che lí si guadagnavano. E io veramente avevo capito una cosa. Che col lavoro uno può soltanto vivere. Ma vivere male, da operaio, da sfruttato. Gli viene portato via il tempo libero della sua giornata, tutta la sua energia. Deve mangiare male. Viene costretto a alzarsi a delle ore impossibili, secondo in che reparto sta o che lavoro fa.
Avevo capito che il lavoro è sfruttamento e basta.”

Nanni Balestrini Vogliamo tutto, Feltrinelli 1971, pag.129

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spirito di adattamento

Si dice che l’uomo possa riuscire ad adattarsi a diverse condizioni sociali, ambientali e climatiche, anche estreme.
La Storia direi che lo conferma.
Ho una proposta:
perchè non facciamo la prova di vivere in una società anarchica?

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l’uomo che viveva in ritardo

Le cose potrebbero essere due, o è nato già grande e lo hanno messo subito in quinta elementare, oppure, non si sa quando e dove, per qualche ragione misteriosa, la sua vita si è fermata, congelata, per una decina d’anni. Non si ricorda, anche se ammette un buco di memoria tra il 1993 e il 2003. Fattostà che lui si sente come fosse sempre in ritardo, di dieci anni appunto, sempre anacronistico. Per lui tutto inizia quando gli altri hanno già quasi finito, come essere invitato a cena e arrivare quando tutti bevono il caffè, perde anche il dessert, oppure come vedere un film iniziando dai titoli di coda.
Gli capita spesso di raccogliere le briciole, di vedere il colpo di coda, di prendere l’ultimo treno utile o di giungere dove da poco si è consumato un grande evento, trovare solo carta straccia portata via dal vento e gente con la scopa in mano.
Ha la faccia della delusione, di uno che arriva a Woodstock quando Hendrix sta finendo di suonare.
La battuta, quella giusta, gli manca sempre o arriva con quel terribile ritardo che la fa diventare sterile; forse ha preso da suo nonno, stessa indole e stesso identico nome, che ti rispondeva il giorno dopo.
Naturalmente dimostra qualche anno di meno, sembra più giovane, perchè in effetti lo è, ma non pensare che sembrar più giovane sia un vantaggio: quando aveva diciottanni ne dimostrava circa dieci, sembrava un bambino prodigio, con le donne aveva difficoltà, non veniva preso sul serio, colpa anche dell’acne e dell’eiaculazione, quella sì precoce. 
Anche nel mondo del lavoro è sempre stato preso sottogamba e forse anche per questo che ha deciso, con qualche anno di ritardo ovviamente, di starne fuori.
Quando lo vedete in giro vuol dire che qualcosa è già successo, generalmente arriva fuori tempo massimo.
Ieri mi ha confidato che è stanco di quest’andazzo e che ha deciso di non andare più da nessuna parte, così non ci rimane male, e poi tanto ultimamente non succede lo stesso un cazzo. Mi ha detto che, visto che in ritardo lui ci vive, tanto vale fermarsi qualche anno, da qualche parte a fare niente, solo aspettare di venir doppiato, così poi gli sembrerà di essere in testa, per spararsi gli ultimi 100 metri riposato, che sarà un piacere.

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