la storia dell’uomo e della donna secondo chefù

Influenzato dalla lettura di “Liberi dalla civiltà” di Enrico Manicardi e da altre suggestioni, ho deciso di preparare uno spettacolo teatrale per bambini, o meglio, uno spettacolo che potesse andare bene sia per i bambini, anche piccolissimi, che per i genitori, anche vecchissimi, alla ricerca di un linguaggio il più universale possibile.
È venuto fuori “La storia dell’uomo e della donna secondo Chefù”, un’azione teatrale della durata di 45 minuti circa che racconta a modo di Chefù, la storia dell’umanità degli ultimi sette milioni di anni.
Chefù è il Maestro del Tempo e voce narrante mentre io, Moras Svitol, il viaggiatore nel tempo, sono l’unico protagonista.

Nel dettaglio:
scena 1 – l’uomo è ancora scimmia;
scena 2 – l’uomo si alza su due zampe e comincia a costruire utensili;
scena 3 – l’uomo inizia a parlare;
scena 4 – l’uomo è cacciatore/raccoglitore;
scena 5 – l’uomo scopre il fuoco;
scena 6 – l’uomo scopre qualcos’altro;
scena 7 – l’uomo inizia, purtroppo, a coltivare;
scena 8 – l’uomo recinta e crea la proprietà privata;
scena 9 – l’uomo va a scuola;
scena 10 – l’uomo inventa il commercio;
scena 11 – l’uomo costruisce la fabbrica e la catena di montaggio;
scena finale – che fare?

Il finale, che è la parte più importante nel teatro e nella vita, vede l’attore, cioè io, e il Maestro del Tempo discutere riguardo quello che bisognerebbe fare del proprio futuro, arrivando alla conclusione che serve un viaggio a ritroso dalla scena 11 alla scena 1.
Basta andare avanti, torniamo indietro!
Un ritmo tribale fa da colonna sonora per questo viaggio di consapevolezza a ritroso nel tempo, sapendo però che non è possibile tornare indietro, ma che, alla meno peggio, si può solo andare avanti scoprendo il nostro passato, anche quello remoto.
Ma quello che più conta è che “il futuro lo decidi tu!”.

Mi piacerebbe portare lo spettacolo in giro per il pianeta (in preparazione una versione in tedesco e su richiesta posso farlo anche in inglese, in francese e in spagnolo), ma mi accontenterei anche di rimanere in italy.
Se puoi aiutarmi scrivimi, ti posso mandare un video di presentazione.
Per quanto riguarda il materiale tecnico mi serve solamente un amplificatore, due casse e un lettore cd.
Grazie per l’attenzione.
Svitol e Chefù

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citazione 1 – rimanere a bocca aperta

“La maniera normale di sviluppare un nuovo metodo è domandarsi: ‘E se si provasse a fare questo?’ o ‘e se si provasse a fare quest’altro?’, introducendo diverse tecniche una sull’altra. Questa è agricoltura moderna e si risolve solo nel rendere più occupato il coltivatore.
Io facevo il contrario. Cercavo un modo simpatico, naturale di coltivare che si risolvesse nel rendere il lavoro più facile invece che più duro. ‘E se si provasse a non fare questo? E se si provasse a non fare quest’altro?’: era questa la mia maniera di pensare. Alla fine arrivai alla conclusione che non c’era bisogno di arare, alcun bisogno di dare i fertilizzanti, alcun bisogno di fare il composto, alcun bisogno di usare insetticidi.
A ben pensare sono poche le pratiche agricole veramente necessarie.”

Masanobu Fukuoka, La rivoluzione del filo di paglia, Libreria Editrice Fiorentina, 1980, pag.39.

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fuck pension

Stavo pensando che io la pensione non ce l’avrò.
Non so se mi daranno una pensione sociale.
Non so se, a prescindere, mi spetterá qualche elemosina dallo Stato.
Spero di no.
In ogni caso, se mai sarò costretto a chiederla, o saranno costretti a darmela, sarà una pensione ridicola.
Quindi, visto che da vecchio dovrò continuare a fare la vita che faccio adesso, cioè dovrò occuparmi del mio sostentamento fino alla fine dei miei giorni, ne conviene che posso tranquillamente, già da oggi, considerarmi un pensionato, cioè un pensionato senza pensione.
Interessante.
Quando lavoravo in Ferrovia(con la “f” maiuscola) mi ricordo che qualcuno mi raccontò di un collega, morto, forse di infarto, il giorno dopo essere andato in pensione, ma a parte questo caso limite, ho visto moltissimi ex-colleghi posticipare più possibile il giorno del loro pensionamento per il timore di non sapere come affrontare la nuova vita, per la paura di non reggere psicologicamente al cambiamento, per il terrore di sentirsi inutili, per la paranoia di non saper come occupare il proprio tempo.
Questi problemi non dovrei averceli perchè non sto aspettando il giorno in cui smetterò di lavorare, non sto aspettando l’agognato riposo, non sto aspettando nulla, insomma, continuerò a vivere fino al giorno in cui morirò.

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beato beota

Un desiderio strano a volte mi balena nella testa:
mi piacerebbe alzarmi una mattina ed essere felice.
Svegliarmi di buon umore, fare una colazione abbondante e poi andare in giro contento di esserci, gentile con tutti.
“Buongiorno signora Teresa, dormito bene questa notte?”.
Tutti si accorgono del mio stato d’animo perchè riesco a trovare battutine simpatiche per ognuno, sorridere alla cassiera della Coop, fare un salutino al bambino nella carrozzina e anche una smorfia dispettosa, colloquiare serenamente con i clienti delle Poste in attesa del mio turno (P056), fare conversazione con disinvoltura, avere la battuta sempre pronta, la parola giusta al momento giusto, essere insomma un tipo non solo più socievole, ma quasi ebete.
Mi piacerebbe dare sempre con naturalezza i bacetti sulle guance quando incontro qualcuno che conosco e dirgli “Va tutto benissimo, e tu?”, ma non perchè fa pensiero positivo, ma proprio perchè lo penso davvero.
Dire prontamente “Saaalute!” ad uno sconosciuto che starnuta per la strada e, dopo che lui risponde sicuramente “Salute che se ne va!”, io prontissimo con “Speriamo di no”.

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