elogio del decespugliatore

È bello decespugliare.
Quando decespuglio il tempo si deforma, forse mi addormento anche, cullato dal rumore del motore scoppiettante e inebriato dallo scarico al sapore di olio semisintetico.
Le ore passano direttamente sulla schiena, L5 S1, e lì si depositano in cambio di 15 euro ognuna.
L’erba salta via senza opporre resistenza, falcidiata senza colpa si decompone in mille pezzettini odorosi di erba sfalciata.
Ogni tanto, ma è raro, trovo una merda di cane. Il filo di plastica di 3,3 millimetri di diametro la scambia per erba e la sminuzza.
Tocca fermarmi e darmi una sciacquata.
A volte sento una puzza di merda che sembra io abbia decespugliato una merda, ma mi accorgo che è solo un tipo di erba che puzza di merda, incazzato per nulla.
I miei vestiti si riempiono di liquidi vegetali e anche di terriccio umido. Anche sul volto, seppur protetto da una rete di plastica a maglie strette, si depositano vari frammenti di gambarossa, sedano selvatico, dimmi tu quale tipo di erba, nomi in latino, con proprietà terapeutiche, e se sono fortunato, melissa, che fa bene per la digestione.
Quello che sto usando è il terzo decespugliatore della mia vita, dopo due Mitsubishi, ho comprato, di seconda mano, un Maruyama.
I giapponesi in quanto a tecnologia ci sanno fare.
Quando decespuglio, voglio dire, quando non dormo decespugliando, sono solo, solo con i miei pensieri. Le idee più geniali arrivano mentre decespuglio, generalmente dopo tre ore di lavoro. E oggi mentre decespugliavo, ho deciso che avrei dovuto scrivere un post sul mio blog.

Ma…credo avesse ragione D.D., amico contadino seguace di Masanobu Fukuoka, che il giorno che gli confessai che mi sarei comprato il decespugliatore mi disse:
“Non farlo”.

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buconero edizioni e distribuzioni

Dopo alcuni anni nei quali mi sono occupato di altro, anche di cazzate, ho deciso di riprendere in pugno la mia vecchia attività di diffusione di materiale anarchico e libertario.
Rispetto al passato ho deciso di dedicarmi quasi esclusivamente ai libri, essendo venuto meno da parte mia l’interesse verso la musica, e lo dico anche con un pizzico di dispiacere, ma tantè…
Al contrario della biblioteca popolare nomade, buconero edizioni e distro effettua spedizioni, come si faceva d’altronde anche negli anni ’90.
Se ti interessa conoscere i titoli in catalogo vai QUI e scaricati il file.
Per contatti: buconero@autoproduzioni.net

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biblioteca popolare nomade

Tra le altre cose, faccio parte di un progetto che gestisce una biblioteca in provincia di Imperia.
È popolare perchè è destinata al popolo, è nomade perché si sposta.

Trovi la lista completa dei titoli QUI.

I criteri che abbiamo adottato per la scelta dei libri sono essenzialmente due:

1 – titoli editi da piccole case editrici indipendenti, di Movimento o autoprodotti e
2 – titoli di autori legati al Movimento, o che contengano idee e visioni utopiche, o anticapitaliste e rivoluzionarie, sogni di società liberate, o che rappresentino proposte alternative nei campi dell’agricoltura, dell’alimentazione, della medicina, dell’educazione, della filosofia, dell’economia, di tutto, o che possano aiutarci a sopportare meglio la quotidianità.

Potrete comunque trovarci alcuni titoli che sfuggono a questo tipo di selezione: libri di amici, libri che ci piacciono, libri cult, importanti a prescindere, libri donati da persone alle quali non siamo riusciti a dire di no, e anche uno di Pecoraro Scanio.
Detto questo, la Biblioteca vuole ampliarsi, sia attraverso l’acquisto di nuovi titoli sia attraverso donazioni, eventualmente anche a tempo determinato. Ci riserviamo il diritto di rifiutare titoli che non ci aggradano.
Il prestito è gratuito ma, ovviamente, eventuali offerte o sottoscrizioni sono ben accette.
Il prestito è limitato alla zona di Imperia, ad un paio di titoli alla volta, per una durata massima di due mesi, eventualmente prorogabili.
Tutto il materiale va conservato con cura e restituito più o meno nelle medesime condizioni in cui viene acquisito.

Non prestiamo tramite posta, per trovarci contattateci: buconero@autoproduzioni.net

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pugno chiuso

Sabato scorso è morto un mio zio, uno degli ultimi testimoni di quello che è stata l’esperienza dei campi di concentramento nazisti in giro per l’Europa.
Mio zio, l’8 Settembre 1943, si trovava con l’esercito italiano sbandato in Grecia.
Non accetta di entrare nelle fila fasciste e neanche nella resistenza greca, ma si fida dei tedeschi e di alcuni ufficiali italiani che gli promettono di riportarlo in Italia.
Lo caricano su un carro assieme ad altre centinaia di soldati e lo portano, non a casa, ma a lavorare per la Germania nazional-socialista, campo di concentramento e campo di lavoro.
Una storia, quella dei soldati italiani prigionieri nei campi di lavoro, che è poco conosciuta ma che ha coinvolto diverse decina di migliaia di ragazzi, sprovveduti, sfruttati e ammazzati.
Mio zio, sopravvissuto a tutto, dopo tre anni, torna a casa, in Calabria, con in corpo un sentimento di odio verso i tedeschi e verso i fascisti.
Era diventato antifascista e comunista per reazione, inizia a votare PCI.
Vivrà facendo il muratore, sofferenza che si somma a sofferenza.
Si sentiva un proletario anche se questa parola non l’ha mai usata.
Non conosceva Marx e neanche Bakunin, ma era comunista.
Non conosceva la storia, se non la sua.
Era comunista di riflesso, senza riflettere.
Un comunista d’istinto come lo erano tantissimi comunisti.
Mancava di consapevolezza ma era colmo di rabbia e confusione.

Ieri sono stato al suo funerale, tanti parenti calabresi, entità alienate, gli stessi ai quali mio zio ha sempre cercato di raccontare la sua terribile esperienza, ma che, probabilmente, ne avevano già abbastanza del proprio quotidiano miserevole per ascoltarlo seriamente.
Del fatto che fosse stato comunista non credo se lo ricordasse nessuno.
Io però me lo ricordavo, e nel momento in cui la bara è stata issata e lentamente sistemata dentro al loculo, ho deciso che lo dovevo salutare in una maniera adeguata, ma che forse neppure lui si sarebbe aspettato: alzare il braccio e chiudere il pugno.

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