cosa dovevo fare?


Ieri ho preso il treno per andare da qualche parte.
Appena salito mi sono messo a leggere un libro.

Dopo pochi minuti arriva il conduttore, che non è il controllore. Il controllore è quello che controlla i conduttori. È un ex collega, si chiama come me. Mi riconosce. Mi controlla il biglietto, ci diciamo due cazzate e se ne va.
Alla prima stazione sale sul treno un ragazzo non italiano. Non lo vedo, ma sento che si siede sul sedile dietro il mio. Il conduttore arriva subito a chiedergli il biglietto.

Non ce l’ha.

Il conduttore, palesemente contento, comincia ad agitarsi, gli fa la morale, gli dice che adesso sul treno non è possibile salire senza biglietto: deve pagare 50 euro di multa oltre il costo del biglietto. La ragazza seduta di fronte a me ed io ci guardiamo facendo una smorfia.
Il ragazzo tenta una difesa, ma nulla da fare. Dopo una debole resistenza, a sorpresa, paga.
Il conduttore intasca i soldi, ma non ha abbastanza spiccioli da dare di resto.
Viene da me e mi chiede 20 centesimi.  Glieli do. Si, glieli do. O forse alla fine non li ha presi, ma poco importa.
Il ragazzo perde per un attimo il controllo e dice sottovoce al controllore: "Fanculo, stronzo".
Il ferroviere, che stava già andando via, si ferma. È di fianco a me. Io gli prendo il braccio, per dirgli di fermarsi. Lui però torna sui suoi passi: "Cosa hai detto?".
Il ragazzo dice: "Niente".
La discussione finisce.

12 km di viaggio: 51,80 euro.

Capito perchè mi sono licenziato?

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muri influenti

All’età di sedici anni circa, scrissi a caratteri cubitali, con pittura bianca e pennello(come si faceva una volta), su un muro vicino alla casa in cui abitavo:
"Affronta la vita come vuoi tu, non come te la impongono gli altri".
A parte il fatto che mi sono sempre chiesto quanto questa affermazione fosse corretta dal punto di vista grammaticale, e, ovviamente, quanto fosse politicamente ben formulata, a distanza di tanti anni mi domando anche altre cose: per esempio, quale effetto possa avere avuto sulla mia psiche vedere tutti i giorni per una quindicina d’anni quelle parole tatuate su quel muro.
Credo sia fuori di dubbio che qualche effetto lo abbiano prodotto e ci sono prove sia teoriche che pratiche per dire questo:
il mercato delle immagini ha studiato a fondo il problema e lo si vede per esempio nell’uso massiccio e ripetitivo di uno spot pubblicitario in tv, nelle strade, nelle stazioni, ma gli esempi sono infiniti; dall’altro lato non posso non costatare quanto sia ancora importante per me cercare di vivere senza cedere alle imposizioni, cercare una via indipendente ed originale, per quello che si può, nelle scelte di tutti i giorni e di tutti i mesi.
E’ sempre più ovvio nella mia testa che tutto quello che ingurgito giornalmente, dal cibo alle informazioni, dai suoni ai colori, andrá a formare quello che diventerò, e che quindi adesso, sono, per buona parte, fatto di quello che ho inserito fino ad oggi nel mio corpo e nella mia mente, di quello che ho letto, ascoltato, baciato o leccato.
E’ sempre più chiaro il collegamento corpo/mente. Se mangiamo, per dire, una fetta di pane con la nutella, non solo metteremo nel nostro sangue, e quindi in tutti gli angoli e anfratti del nostro corpo, sostanze chimiche sicuramente non salutari, ma andremo anche ad influenzare la nostra chimica delle idee, cioé oltre che inquinare chimicamente il cervello tramite il sangue, lo inquiniamo anche con le teorie ideologiche rinchiuse dentro un barattolo di Nutella, perché, un barattolo di Nutella, é ovvio, é stracolmo di idee, provate a chiedere al negoziante che ve l’ha venduto quanti ideamilligrammi di idee(malsane) ci sono in un pacchetto di Fonzies.

Tanti.

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straniero IN casa propria


Testo attacchinato nel paesino in cui abito:


"Sono straniero, forestiero, vengo da fuori, non sono nato qui, non sono "ü figiü di…".
Mio padre era calabrese, terrone, della bassa.
Non sono indigeno, non parlo il dialetto perchè sono di una varietà importata, di una cultivar non autoctona, sono di un’altra razza.
Non sono a casa mia, sto all’estero, non in vacanza però, ho qua la residenza ma vivo altrove, son di passaggio, dicono.
Abito nella stanza degli ospiti e, prima o poi, me ne dovró andare nella mia terra e poi sotto terra, da dove vengo.
Il colore della mia pelle è scuro, meticcio, nero, giallo o bianco sporco, sono più basso della media ed anche più alto.
Sono dentro un CEI e sono arrivato qui senza chiedere il permesso, ho pagato, sono clandestino, mussulmano o buddista, hare krishna, zingaro, selvaggio, ho un altro odore, mi lavo poco.
Sono omosessuale, lesbica anche.
Sieropositivo.
Sono arrivato qui perchè c’è bisogno di gente come me, forza lavoro, lavoro sporco, lavoro che qui non si fa più.
Sono venuto a rubare il lavoro, prendo un dollaro al giorno, sono ricattabile e il contratto sta scadendo.
Non ho passato, non ho radici e la macchina targata TO.

È per questo che sono un po’ spaesato, alla ricerca di un paese, di una famiglia, di altri stranieri credo.
È per questo che ho scritto questo foglio, per sentirmi a casa, non per integrarmi o per essere tollerato ma solo per trovare ed esprimere la mia diversità."

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fare una cosa sola al giorno


ma farla bene, che quando alla fine della giornata vai a letto e ti chiedi "Cosa ho fatto oggi?" sai perfettamente cosa rispondere.
Oggi ho scritto questo articolo.

 

  

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