Fiducia o Fede?

A proposito del mio scritto “Anarchia, Fede e dipendenza dal Sistema”, confermo e sottolineo di aver scelto, volontariamente, coscientemente, la parola Fede al posto della parola Fiducia.
So perfettamente quanto la parola Fede abbia una pessima reputazione nell’ambiente antagonista e di come questa parola sia subito associata ad un Potere, che sia esso un Governo o un Dio.
Avere fede per me, chessenedica, ha, invece, un significato estremamente anarchico.
Secondo me, la Fiducia ha a che fare con una presa di posizione, un pensare, razionale: ho fiducia in una persona, in un partito, nelle forze dell’ordine, nella scienza. Si arriva a avere fiducia in base a calcoli, esperienze, educazione, imposizioni, mentre la Fede ci viene da un sentire irrazionale, che ci porta a comportamenti irrazionali. Non è dimostrabile.
Se la fiducia ha a che vedere con il Materiale, la Fede ha a che vedere con l’Immateriale.
Certo, molti filosofi, pensatori, ideologi hanno tentato in tutti i modi di dimostrare razionalmente quanto una società anarchica sia possibile, scientificamente possibile, e di questo sforzo li ringrazio, ma non si può non notare come, di fondo, negli anarchici ci sia una apertura all’irrazionale che deriva da una Fede per qualcosa che trascende la nostra mente razionale.
Chiamatela come volete: Vita, Dio, Energia cosmica, non credo sia una mostruosità affermare che ci siano forze nelle quali siamo immersi e dalle quali siamo plasmati. Forze che stanno al di là del bene e del male, forze al di fuori della nostra comprensione mentale.
A queste forze non siamo sottomessi, con queste forze, volendo, possiamo collaborare. Potremmo dire che Noi siamo parte di quelle forze e accettando la loro presenza non presenza, potremmo forse pensare di poter smettere di avere paura e provare a cercare di essere pienamente noi stessi.
Il terreno in cui mi sto muovendo, ne sono consapevole, è un campo minato.
Specialmente in certi ambienti.
Ma è un terreno che mi va di esplorare…con fiducia. O Fede?! 🙂

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Incontrare Stefano Bettini

Ieri sera, mentre tornavo a casa con il coprifuoco che stava per scattare che poi il fuoco dove sta non si sa, ricevo una telefonata da un numero sconosciuto.
Rispondo malvolentieri, come si risponde ai numeri sconosciuti, ma siccome era un’ora strana, non si sa mai, forse era una cosa importante:
“Ciao – dice una voce maschile che mi sembrava nuova – sono Stefano, Stefano Bettini, ti ricordi di me?”
“Urca” dico io.
“Nulla…Maremma maiala… sono un po’ nella merda, ho perso l’ultimo treno, non so dove andare a dormire, e starmene in giro con sto coprifuoco che poi il fuoco dove sta non si sa, mi piglia male”.
“Ti vengo a prendere” gli ho detto senza pensarci su due volte.
Parto e vado a prenderlo: stava ad aspettarmi alla Pensilina, di fronte la vecchia Talpa.
Un sacco che non lo vedevo. L’ultima volta, che l’ho vidi fu diversi anni fa che con l’Egregio e la Cappa si andò a Firenze. Erano i tempi del Mostro di Firenze.
In quell’occasione ci offrì generosamente ospitalità, togliendoci dalle grinfie del Mostro. Sembrava giusto contraccambiare.
Stefano Bettini stava in piedi, vestito casual, un piccolo trolley da viaggio, che guardava la vetrina dell’agenzia viaggi che sta alla Pensilina.
Me lo ricordavo simpatico Stefano Bettini e simpatico lo trovo ancora.
Occhiali, capelli corti grigi, assomiglia ad Harry Potter, ma più simpatico.
Andando in macchina verso Bellissimi, che era buio, gli ho descritto quel che non si riusciva a vedere, detto di quanti anni stavo in valle e della volta che ci siamo visti a Firenze.
Arrivati a casa, ho chiamato l’Egregio, che fu lui a farmelo conoscere (l’Egregio mi ha fatto conoscere tanta bella gente, questo è sempre stato il suo ruolo nella mia vita) e l’Egregio è impazzito, precipitandosi a casa mia nonostante il coprifuoco che poi il fuoco dove sta non si sa.
Abbiamo chiacchierato fino all’una, ho aperto anche una bottiglia che tenevo per le grandi occasioni e quella la era.
Tra le mille cose che gli ho detto, gli ho sottolineato ben due volte quanto lui fosse stato importante nella mia vita, e mentre lo dicevo mi chiedevo se anche io sono o sono stato importante per qualcuno.
Lui rideva. Ha riso molto e poi se ne è andato a dormire.
Il giorno dopo, Stefano Bettini, l’Egregio ed io, abbiamo fatto colazione con lo yogurt, i fiocchi e la frutta e poi siamo andati insieme alla Rabina a tirare frecce sul Comitato Disastri…
Che bello sarebbe se Stefano Bettini abitasse qui dalle mie parti.

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Scrivevo il 12 marzo 2020

Li vediamo finalmente i muri della nostra prigione.
Eccoli materializzati nelle nostre vite.
Finalmente vediamo chiaro la nostra condizione di prigionieri.
Vediamo la massa di schiavi e di prigionieiri.
La paura che ci tiene in galera.
La galera che si nutre delle nostre paure.
Io non credo che il virus corona sia venuto per sterminarci.
Il virus è nostro amico, compagno.

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Anarchia, Fede e dipendenza dal Sistema

Parto da questa affermazione dolorosa:
“Chi più chi meno, per un motivo o per un altro, tutti ci siamo cagati addosso”.

Rivoluzionari, Anti di qua e Anti di là, inneggianti alla lotta armata in Rojava, desiderosi di un’idea esagerata di libertà, nel momento in cui i duri dovevano entrare in gioco, i duri si sono spaventati.
Detta così non sembrerebbe niente di grave, ci sta che si abbia paura in certe circostanze; come si dice… è umano.
Io però ci trovo almeno due cose molto gravi da sottolineare in questa reazione, sulle quali NON si può NON riflettere.
Due cose gravi che toccano due temi che gli attivisti (a questo punto diventati passivisti), né prima né adesso, vogliono toccare: uno è il nostro rapporto con la sofferenza, la malattia e la morte e l’altro, non meno importante, la nostra dipendenza dal Sistema, sia conscia che inconscia.
I due temi sono, in questo periodo, ovviamente estremamente connessi, perché ciò che ci ha spaventato ce l’ha raccontato l’odiato Potere con i SUOI Media, con la SUA Scienza e i SUOI Governi, come d’altra parte il Potere ha sempre fatto, raccontandoci anche altre emergenze: per esempio l’emergenza immigrazione, così come la crisi finanziaria, lo spauracchio Spread, ma anche l’abbattimento delle Torri gemelle, Bin Laden, la guerra in Iraq, etc. etc.

Parto dal secondo punto che mi viene più facile.
La nostra dipendenza dal pensiero dominante si è dimostrata 
inquietante.
Nonostante decenni di lotte, esperienze, studio della storia, manifestazioni, dichiarazioni di guerra, arresti e carcerazioni, nonostante sapessimo che il Potere si nutre e si regge sulla nostra paura e sulla nostra fiducia, non c’è stato niente da fare: ci siamo cascati come polli, gli abbiamo creduto…
Eppure lo abbiamo sempre saputo che tutte le Scienze e tutti gli aspetti del nostro vivere quotidiano, il mondo del lavoro, la scuola, la medicina, l’economia, tutto si è evoluto per essere sempre più funzionale al Sistema liberal capitalistico catto fascista che detiene le redini delle nostre vite.
Come possiamo credere alla Scienza, le cui scoperte sono state sempre legittimate e accettate sulla base di opportunità storiche, politiche e soprattutto economiche?
Siamo capaci solamente di chiedere più Medicina pubblica, più terapia intensiva, più ospedali, scavandoci la fossa, senza più mettere in discussione la Medicina per quello che è diventata: un’industria produttrice di malattia e malati.
Che non è interessata alla nostra salute.
Come fidarsi di questi virologi, infettivologi e burini vari?
Io proprio non vi capisco.
Stesso discorso potremmo farlo, e lo abbiamo sempre fatto, analizzando l’uso dei Media nella storia, da Goebbels in poi e del ruolo fantoccio del governo di turno che, come dice Habermas “mette in opera in maniera tecnocratica gli imperativi dei mercanti senza offrire praticamente nessuna resistenza”.
Per farla breve e tirare le somme di questa parte di pensieri agitati, questa emergenza psicopandemica ha svelato quanto dipendiamo da questa imposta ed illusoria vita, e quanto temiamo di trovarci senza.
Sintetizzando: abbiamo una paura fottuta della Libertà.
E aggiungo, anche se fosse stato vero quello che non si è dimostrato vero, mai e poi mai avremmo dovuto accettare di perdere la libertà di autodeterminarci, non avremmo mai dovuto accettare di essere reclusi, anche nel nome di una sicurezza sanitaria, come di qualunque sicurezza. Mai avremmo dovuto aiutare e avallare e giustificare le imposizioni del Potere.
E mai e poi mai con esso collaborare.
Con ciò non mi sogno di dire che saremmo dovuti andare in piazza per cercare di fare la rivoluzione – anche se, sai com’è, qualche pensiero lo avremmo anche potuto e dovuto fare, almeno qualche pensierino – in ogni caso, andare in piazza sarebbe stato molto probabilmente un suicidio, gli stessi cittadini ci avrebbero massacrati, ma non è questo il punto.
Quello che avremmo almeno dovuto fare è non perdere la brocca, rimanere lucidi, cercare i modi per continuare a vederci, a discutere ed anche progettare azioni. Questo mi sarei aspettato.
Qui dove abito io, tutti chiusi a casetta, mascherinati, allineati e collaborativi.
E guai a chi la pensa un cicinino fuori dal coro. 
Fanculo.

Apro una parentesi.
Pensa che nella cittadina in cui abito, lo scorso inverno ho partecipato ad incontri trasversali per cercare di organizzare una fiera del libro antagonista. Si sarebbe dovuta fare nella primavera scorsa e poi ovviamente saltata, e sai quale era il tema scelto?
La catastrofe.
Cavolo.
Era o non era nell’aria qualcosa di grosso?
Un periodo di crisi lo abbiamo sempre desiderato, chiamato a gran voce da decenni.
Pensavo che il rivoluzionario con la crisi sarebbe dovuto andarci a nozze.
Non era così.
Chiusa parentesi.

Ma le motivazioni di questa nostra reazione vanno ancora oltre la dipendenza e la creduloneria. Vanno a toccare corde ancora più nel profondo del nostro essere uomini e donne.

Devo parlare di morte, di sofferenza e di dolore.
Sono temi enormi che tirano in ballo aspetti molto personali, troppo personali e mistici per Antagonisti di tutto.
Il movimento si è mai chiesto cos’è la malattia?
Si è mai chiesto come confrontarsi con il dolore e la sofferenza?
Si è mai interrogato sul senso della vita e della morte?
No.

Abbiamo sempre frainteso la malattia, abbiamo sempre evitato di parlare di sofferenza e dolore, demonizzato la morte.
Al più abbiamo cercato di esorcizzare scaramanticamente questi temi, abbiamo riso con i Monthy Pyton, ma non li abbiamo compresi, studiati e tantomeno accettati (mi riferisco a questi temi, non ai Monthy Pyton).

Adesso mi tocca bestemmiare.
Ci manca la FEDE.
Sgomberiamo il campo da interpretazioni religiose, cattoliche sul significato di Fede, che vedo già che vi prude il culo.
Parlo di Fede nel significato più libero e anarchico possibile. Fede come fiducia. Non in un Dio, ma come fiducia in noi stessi, nel nostro istinto, nell’umanità, Fede nella Vita.
Se ci pensiamo bene, gli anarchici sono gli unici che hanno veramente Fede.
I cattolici ci fanno un baffo.
Gli anarchici, che si professano Libertari, sono gli unici che non vogliono il carcere, la polizia, lo Stato (ci sono quelli che addirittura non vogliono neppure la Civiltà).
Cos’è questa, se non Fede!
Gli anarchici sono gli UNICI che rischierebbero di stare dentro una società autogestita, nella libertà; sono gli unici che in definitiva hanno Fede nell’Uomo.
Questo è quello che gli anarchici mi hanno sempre insegnato e che mi ha sempre affascinato.
Hai capito quanto, quello che è successo, mi ha sconvolto?
Quello che dico, è bollabile come negazionista? Complottista?

Ovviamente per me nulla sarà come prima.
Questo è un punto simbolico di rottura.
E non solo simbolico.

Ma di cose da dire riguardo l’accaduto e l’accadente ce n’è una montagna. Ho solo sfiorato il dicibile.
Se andiamo a vedere, si potrebbe contestare tutto, anche scientificamente, tutto quello che ci hanno raccontato:
gravità della malattia, morti, infettati, contagiosità, immagini televisive, dichiarazioni terroristiche e infami, deliri di onnipotenza, utilità della reclusione, dei vaccini……
Ma è solo dalla presa di distanza dall’illusoria realtà che ci fanno credere, che si potrebbe cominciare a cercare la verità di quel che sta succedendo.
Probabilmente, però, questo è fastidioso, potremmo scoprire di essere stati fregati.

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