Da quando ho scoperto (e questo avvenne mooolti anni fa) che il mondo degli adulti era malato, ho iniziato a cercare di andare oltre, certo che restare in questa dimensione mentale fosse a sua volta malato.
Ho sempre sentito una spinta interiore che mi portava a guardare sotto, di fianco, dietro, altrove, di provare a testare altri comportamenti, di non credere a quello che mi si diceva, a sbagliare, a non fare quello che facevano tutti, a non fidarmi, già da piccolo, anche della mamma e del papà.
È per questo che in un momento di sofferenza e confusione, decido di fare quello che, nell’opinione comune, non conviene fare, e cioè starci con la sofferenza, guardarla in faccia, sfidarla, senza scappare, finchè resisto.
Ciò che è difficile è saper aspettare, perché, sono sicuro, dopo un po’, lasciato esprimere, il malessere si stanca e se ne va.
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boh