Piango

piango di gioia, piango di dolore. sono triste, euforico, grido alla vita. angosce, solitudine al mio fianco, so che tutto passa e che basta guardare il cielo che la prospettiva cambi. non dò retta ai brutti pensieri mattutini, appena metto i piedi sulla terra tutto cambia. sono contento di essere qui, qualcosa sta succedendo, sempre, nulla è uguale, sono contento di conoscere nuove persone, riconosco chi mi è affine, chi soffre dei miei stessi malesseri e gioisce per gli stessi motivi miei. piango perchè le lacrime sono belle, perchè quando piangiamo siamo brutti da far ridere.

Pubblicato in per buco | Commenti disabilitati su Piango

Non rinchiudetemi

Non rinchiudetemi in una categoria.
Se ti dico che sono un danzatore butoh, tu automaticamente mi rinchiudi in uno schema mentale, anche se di butoh non sai niente.
Se ti dico che faccio il clown, ancora peggio perchè il linguaggio del clown è uno stereotipo granitico.
Se si parla di espressione corporea, l’associazione mentale più diffusa è quella con il bisogno corporeo per eccellenza: fare la cacca.
Anche solo parlare di danza genera sospetti, specie in ambito maschile.
Forse allora l’unica cosa che posso fare è cercare di non farmi capire, fare in modo che quello che faccio o propongo non venga compreso. Forse è solo dall’incomprensione che può nascere una comunicazione non preconcetta.

Pubblicato in per buco, per butô | Commenti disabilitati su Non rinchiudetemi

Preso bene

Da quando ho scoperto (e questo avvenne mooolti anni fa) che il mondo degli adulti era malato, ho iniziato a cercare di andare oltre, certo che restare in questa dimensione mentale fosse a sua volta malato.
Ho sempre sentito una spinta interiore che mi portava a guardare sotto, di fianco, dietro, altrove, di provare a testare altri comportamenti, di non credere a quello che mi si diceva, a sbagliare, a non fare quello che facevano tutti, a non fidarmi, già da piccolo, anche della mamma e del papà.
È per questo che in un momento di sofferenza e confusione, decido di fare quello che, nell’opinione comune, non conviene fare, e cioè starci con la sofferenza, guardarla in faccia, sfidarla, senza scappare, finchè resisto.
Ciò che è difficile è saper aspettare, perché, sono sicuro, dopo un po’, lasciato esprimere, il malessere si stanca e se ne va.

Pubblicato in per buco | Commenti disabilitati su Preso bene

fetere

Per più di otto mesi ho sofferto.
Qualche giorno di più, qualche giorno di meno.
Non ho preso droghe, non ho bevuto, niente psicofarmaci.
Solo, a confrontarmi con la mente ossessiva che giudica me e giudica tutto il mondo, che mette ansia, paranoia, angoscia.
Qualche volta ho fatto veramente fatica a non identificarmi con i miei pensieri e seguire quello che desideravano.
Non mi sono aggrappato al lavoro come molti mi hanno consigliato; mi sono concesso, qualche volta, di disturbare qualche amico e amica e mostrare loro le mie lacrime.
Adesso mi illudo che il peggio sia passato.
Sono convinto che la vita, in tutte le sue manifestazioni, debba essere lasciata libera di manifestarsi, e che la vita non sia sti cazzo di pensieri che arrivano e ti divorano.
La nostra cultura, la civiltà, l’educazione, secoli e secoli di sofferenza e tragedie, è questo quello che siamo? O sono solo un fardello che ci portiamo addosso? È possibile sbarazzarsi di tutta questa merda?
Prendere consapevolezza è sufficiente?

Pubblicato in fuori buco, per buco | Commenti disabilitati su fetere