Commento alla lettura de “Il muro quadrato” – uno –

Ciao Vito,
ho dovuto leggere due volte quello che hai scritto, e penso che mi ritroverò ancora a leggerlo più e più volte, perché mi è piaciuto troppo incontrare le sensazioni che hai descritto.
Quelle sensazioni che conosco bene e che mi fanno sentire bene quando lavoro.
Mi sono ritrovato in ogni parola che hai scritto.
Non ho mai creduto di essere solo a pensarla così, ma incontrare fra le pagine di un libro un esponente della mia minoranza, mi ha fatto estremamente piacere.
Per questo sento di volerti ringraziare. Soprattutto per aver avuto la forza e la costanza di mettere per iscritto e a beneficio di altri, l’idea di come ci si dovrebbe approcciare al lavoro.
A qualsiasi lavoro. Che non deve essere fatica, come non deve essere pensiero al guadagno, ma che essenzialmente deve essere uno scambio, qualcosa che arricchisce chi lo fa e chi lo riceve.
Ti faccio un abbraccio enorme, anzi ti tiro su un muro perfetto.
Vincenzo

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Edizioni Storie Tese riprende le attività (e le passività)

Eccoci qua…
L’idea è quella di far rinascere la Edizioni Storie Tese (E.S.T.). Forse alcuni di voi sanno cosa sia stata la E.S.T. Molti non lo sanno, e li posso capire.

La Edizioni Storie Tese era nata come piccola etichetta molto indipendente, principalmente musicale, molto legata al circuito e ai modi del movimento dell’autoproduzione agli inizi degli ottanta. Il fondatore fu Robi Egregio.

Dice Robi: “L’esperienza E.S.T. inizia nel 1983 per autoprodurre e distribuire in proprio qualche cassetta di gruppi punk locali, della provincia di Savona e Imperia (Savage Circle, Noisenoisenoise pn, Mind, Worms, The End,…). L’ho iniziata io, con carta, penna e forbici, come si faceva a quei tempi, con varie collaborazioni, la cui principale è stata con V.M. e le motivazioni, chiare e semplici, sono sempre state quelle di produrre e distribuire in proprio, senza mediazioni o velleità commerciali, le proprie opinioni, e le espressioni artistico-musicali. Poi si è sviluppata all’interno di esperienze sociali quali il c.s.a. Sobbalzo di Imperia dove è stato organizzato anche un centro di distribuzione di materiale diy (dischi, cd, fanzine, libri).“

Fu un’esperienza bellissima e appagante. Non era solo musica.

Grazie alla E.S.T. usciva una fanzine che si chiamava Insidia che aveva una distribuzione nazionale; dalle musicassette si passò al vinile: è grazie anche alla E.S.T. che uscì il primo disco dei Crime Gang Bang “Figli della rabbia figli del dolore“, l’LP degli Ulcera “Ulcera vi colga“, la compilazione “Giù le mani!“ e il 7 pollici dei Brucia Renegade (ultimo progetto musicale che vide coinvolto Claudio Tomati – rip). Tutte produzioni che adesso fanno leccare le dita a collezionisti ingordi. La E.S.T. collaborò alla coproduzione di dischi e musicassette di altri autoproduttori sparsi in tutt’Italia. Il fermento in questo campo in quegli anni toccò il suo picco energetico. La E.S.T. fu tra i promotori dell’esperimento, secondo me riuscitissimo, della Lega dei Furiosi, apice e canto del cigno di un movimento che da lì a qualche anno morì sotto l’attacco arrogante del digitale, del nascente World Wide Web, dei Cd-rom e poi dei Soscial. Fu la fine, la chiusura, di un capitolo di storia antagonista, di un certo modo di autoprodurre molto collettivo e analogico. A quei tempi ci muovevamo in treno o in macchina, a volte anche a piedi. Fare centinaia di chilometri per vedere dal vivo persone e fare riunioni stupende era la normalità. Ricordo si andò anche sino in Sicilia per incontrare amici e realtà simili. E si andava a Roma come se niente fosse, specialmente al Forte Prenestino che era una delle nostre seconde case, c’erano stimolanti collegamenti anche con Torino, Firenze, Milano, Napoli, Modena, Bari, Perugia, Bologna e altre città più piccole, oltre naturalmente con la Liguria tutta, da Ventimiglia a Spezia. Insomma la E.S.T. diede il suo contributo attivo a quel mondo. E la cosa durò fino a circa la metà degli anni novanta. Oggi si cerca di farla rinascere. Il contesto è molto cambiato e sia io che Robi siamo ancora più o meno vivi. Robi, al contrario del sottoscritto, è rimasto sorprendentemente attivo musicalmente, bassista dei CGB, che non è impegno da poco per un sessantenne seppur flemmatico. Io mi sono per anni ancora dedicato alla diffusione di libri e riviste libertarie, ma da qualche anno, circa dieci, ho smesso anche con quest’attività che tante soddisfazioni mi ha dato, per dedicarmi, con passione, ad ulivi e muri a secco. È proprio il progetto di un libro dedicato ai muri a secco, che uscirà a giorni, che mi ha fatto balenare l’idea di rispolverare il progetto E.S.T. Il libro si intitolerà “Il muro quadrato“. Appena l’avrò in mano (il libro) farò la doverosa pubblicizzazione e partirò con la necessaria autodistribuzione. Vedremo come andrà. Come si finiva spesso le circolari che spedivamo in giro per il mondo, tempo addietro, vi lascio con: “Thats all folks“.
V.M.
p.s. Attendo commenti costruttivi.

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Prima produzione nuova EST

Vito Mora

IL MURO QUADRATO

Elegia ligure per il muro a secco cadente

 

Dalla premessa: “Dopo “Il buco quadrato”, nel quale racconto della mia decisione di lasciare il posto fisso in Ferrovia e “Il Butoh quadrato”, nel quale racconto del mio viaggio alla scoperta del Butoh, con questo libro chiudo definitivamente un’appassionante, quasi inspiegabile, “trilogia del quadrato. I libri sono legati assieme dal fatto che tutt’e tre sono testimonianza del mio sperimentale modo di vivere, che a questo punto definirei: quadrato.”

 

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Tra un treno e l’altro

PRIMA PAGINA

Fantastico.
A pensarci oggi, tutto mi appare impossibile, irreale, sognato.
Avevo una divisa.
Volevano portassi la cravatta.
Imparai a farmi il nodo.
Non ci credo.
Ero stato assunto in Ferrovia da poco, a controllar biglietti. Avevo venti, ventun anni, pischello.
La testa sulle spalle e le spalle non mi dolevano.
Mio fratello, più piccolo di me di tre anni e mezzo, lui Vergine, io Capricorno, se n’era andato a Londra. Di nascosto.
Pochi giorni ed era tornato vestito tutto di nero, rasato sopra le orecchie.
Dice di aver visto i Virgin Prunes e chissà cos’altro, che era un modo per illuminarsi.
Per me, vederlo così trasformato, fu uno shock. Pazzesco. Adesso che fa l’infermiere e mi dà dell’estremista.
Ai tempi lui diede l’esempio, fece il primo passo.A me, proprio a me, che ero fermo a Robert Smith, portò da Londra una scarica di vita altra, metropolitana, a Ceriale, in provincia di Savona.
Ma la vita ti cambia o forse no, non è la vita che ti cambia: lui è rimasto quello che era anche se non lo vuole ammettere.
Succede che si decide di spostare lo sguardo, ma non è la vita a farti cambiare prospettiva.
E’ la paura.

Ho sempre vissuto in un mondo parallelo, su di una frequenza diversa da quella normale, disallineato. Sempre vibrato dissonanza, ma quando lo vidi tornato “così conciato”, per tre mesi rimasi scosso e con lo sguardo fisso, nel vuoto.
D’altronde io sono il primogenito. Come dice Emilia: “Hai delle responsabilità” .
Quando andavamo all’asilo, insieme, io lo tenevo per mano e lo proteggevo. Sarei morto per lui.
Si vibrava assieme e nessuno avrebbe potuto farci del male perché quando vibri ad una frequenza diversa dal Male sei inafferrabile, intoccabile, inviolabile.
Tornò rasato sopra le orecchie – ho anche una foto, se volete – e questo mi diede una scossa, io che ero stato assunto in Ferrovia e dovevo portare il cappello e la cravatta.
“Buttala via quella divisa! Non permettere ti buttino giù la frequenza, quella non è la vita tua! Lascia tutto, purificati, metti vestiti neri, ucciditi e rinasci!” diceva la mia guida interiore.
“Tu! Proprio tu! Parlo con te! Tu che sfogli orari e prontuari controvoglia, che perdi tempo a far biglietti, la tua vita è altrove!”

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