IL BUCOQUADRATO

20/02/2010

downshifting:la decrescita per i capitalisti?

Filed under: soldi — vitomora @ 10:40 am

Ho comprato e anche letto, uno dei best seller del 2009:  “Adesso basta” di Simone Perotti

L’ ho comprato perchè il tema è lo stesso del mio, più modesto, “Buco quadrato” e cioè la scelta di licenziarsi, di lasciare un posto fisso.

L’ho iniziato, ovviamente, con fortissimi pregiudizi, ma volevo sapere, avere le prove di quello che solo intuivo.

Dico subito che, nonostante ci siano molti concetti filosofici condivisibili, il libro è tremendo, e con questa recensione cercherò di massacrarlo.

Già il titolo, anzi il sottotitolo, “Filosofia e strategia di chi ce l’ha fatta“,
svela, da subito, oltre la chiara operazione commerciale(ma di questo
non c’era dubbio), soprattutto l’arroganza e la presunzione dell’autore
e degli editori.

Come si può affermare di “avercela fatta”?

Dire di avercela fatta significa fermare il tempo in un dato momento.

Avercela fatta significa aver raggiunto non solo un obiettivo generico,
ma un obiettivo universale. Significa aver raggiunto uno stato di
grazia, l’illuminazione, la felicità, chiamatela come volete.

E “avercela fatta”, in questa società, significa non avere più problemi
di soldi, aver realizzato se stessi cioè “essere arrivati”. “Avercela
fatta è un concetto incomprensibile per me, non so per voi. Io credo che ogni momento, tutto sia sempre in discussione, in divenire, e che, inoltre, realizzare se stessi in questa società, con questa società, sia lavoro impossibile, quasi ascetico. Se affermi, se vuoi convincermi, di “avercela fatta” quasi certamente mi stai prendendo per il culo.

Sono d’accordo con Perotti quando afferma che bisogna darsi una mossa,
che bisogna cercare la propria libertà, che la società in cui viviamo ci spinge a consumare e produrre superfluo, che dobbiamo fermarci e scendere dal treno del progresso, e bla bla bla….

Ma guardate cosa dice per spiegare a chi è rivolto il libro:

Scopo specifico è dare speranza a quelle persone in gamba e abbienti, ma infelici inconsapevolmente“.

Le persone abbienti?!

È ai manager che si rivolge, a quelli come lui che lubrificano e fanno funzionare le Società fondamenta di questa società. È a loro , questi poverini, onesti lavoratori, stressati, che guadagnano 10.000 euro al mese, è a loro che si rivolge, dicendo che si, certo, possono lasciare il lavoro, che, anzi, devono farlo, perchè
hanno i mezzi morali ed economici per farlo. Che meritano ben altro
dalla vita.

Dice Perotti:

Un vero rivoluzionario contemporaneo è oggi un consapevole, un cocciuto, equilibrato individualista che parte da sè, dal suo mondo, ci lavora sopra, fa di tutto per essere libero e consapevole come essere umano singolare“.

Quasi Stirneriano direi, ma poi aggiunge in un altro capitolo:

I sogni devono essere ambiziosi, ma al tempo stesso devono essere realizzabili per noi, alla nostra portata. I sogni irrealizzabili non
vanno sognati. Sono una scusa che ci proietta nell’utopia e ci fa
fuggire dalla realtà”.

E come fare per realizzarli?

Chi vuole cambiare deve fare un percorso lungo, che io valuto in circa dieci-dodici anni.[…]Questi anni sono un benchmark…”.

Cioè, in altri termini, prima di licenziarti, dovresti lavorare e
risparmiare per una dozzina di anni. In che modo fai soldi, per chi e
per cosa lavori, questo non importa. Perotti ci dice che per realizzare
il tuo sogno di libertà hai bisogno di certezze economiche. Che in
soldoni, da quello che ho capito, significa avere in banca qualche
centinaio di migliaia di euro, o possedere immobili, anche senza mobili.

Chiaro?

Prima di licenziarti devi lavorare. Se prima non lavori abbastanza
anni, e non metti da parte la giusta quantità di denaro, uhm, “stai
attento che rischi”!

Ovviamente, seguendo questo ragionamento, se ad un manager occorrono dai dieci ai dodici anni per potersi licenziare, quanti ce ne vogliono per un operaio della Fiat? Dieci vite?

Perotti usa un linguaggio a tratti militante.

A proposito del suo modello di uomo rivoluzionario dice :”10-100-1000 uomini così e il potere è spacciato”.
Nella sua bibliografia minima del perfetto downshifter troviamo
Pallante e la sua decrescita felice, Bay e le Zone Temporaneamente
Autonome, ovviamente Latouche, si intuisce che Perotti conosce in parte la politica dell’autogestione, il movimento anarchico, da perfetto capitalista conosce il nemico marxista, parla di “bella vita”, e, quindi, si permette di dichiarare:

Il sistema è imbattibile con qualsiasi rivoluzione, questo mi pare oramai assodato. la stessa anarchia non è che un possibile istante di sospensione tra ordini costituiti e tendenti alla perenne ricostruzione di un sistema di potere. Quel che ha prodotto lo spirito rivoluzionario lo abbiamo visto nei secoli scorsi. Ogni rivoluzione […] ha prodotto guerre civili, distruzione, restaurazione, per poi degenerare nella dittatura o nel caos.”

Assolutamente banale. Non ci siamo.

Secondo Perotti l’uomo e la donna dovrebbero subire, farsi umiliare, ingoiare rospi, e nel frattempo risparmiare per, dopo dieci anni, comprarsi la libertà?

Ridicolo.

Perotti ce la mette tutta a dimostrare la sua tesi.

Ci dimostra scientificamente, utilizzanto grafici e tabelle, come
riuscire a sgamarla col capitalismo usando le armi del capitalismo
stesso: budget, oculata gestione patrimoniale, giusti tagli o
investimenti.

Perotti si prodiga in consigli pratici, come, per esempio, riuscire a farsi dare una buona liquidazione: nervi saldi, prendere un buon avvocato …”[…] Il nostro è il miglior ordinamento giuridico del mondo, se hai un buon avvocato […]“, sei a posto.

Perotti dà buoni consigli su come risparmiare, per esempio nell’acquisto di un auto:

I SUV sono automobili che vanno di moda. Appena esce il modello nuovo, si deprezzano immediatamente. L’opportunità sta qui, nel fatto che sul mercato se ne trovano migliaia, a prezzi bassi: 8 mila euro!”.

Perotti si preoccupa anche delle persone che guadagnano meno:

Chi guadagna 1600 euro mensili non può certo mettersi a risparmiare in misura sufficiente. Però qualche possibilità ce l’ha ugualmente. Non é detto, infatti, che non possa aumentare le sue entrate facendo altro, traendo dalle proprie attitudini e passioni del denaro utile alla bisogna”.

Insomma se guadagni poco non puoi permetterti di sognare la tua libertà: DEVI LAVORARE DI PIÙ.

Ah! Ah! Ah! Ah! Ah!

Perotti era un manager e manager ci rimarrà, per tutta la vita.

 

 

14/02/2010

cosa dovevo fare?

Filed under: per buco — vitomora @ 2:25 pm


Ieri ho preso il treno per andare da qualche parte.
Appena salito mi sono messo a leggere un libro.

Dopo pochi minuti arriva il conduttore, che non è il controllore. Il controllore è quello che controlla i conduttori. È un ex collega, si chiama come me. Mi riconosce. Mi controlla il biglietto, ci diciamo due cazzate e se ne va.
Alla prima stazione sale sul treno un ragazzo non italiano. Non lo vedo, ma sento che si siede sul sedile dietro il mio. Il conduttore arriva subito a chiedergli il biglietto.

Non ce l’ha.

Il conduttore, palesemente contento, comincia ad agitarsi, gli fa la morale, gli dice che adesso sul treno non è possibile salire senza biglietto: deve pagare 50 euro di multa oltre il costo del biglietto. La ragazza seduta di fronte a me ed io ci guardiamo facendo una smorfia.
Il ragazzo tenta una difesa, ma nulla da fare. Dopo una debole resistenza, a sorpresa, paga.
Il conduttore intasca i soldi, ma non ha abbastanza spiccioli da dare di resto.
Viene da me e mi chiede 20 centesimi.  Glieli do. Si, glieli do. O forse alla fine non li ha presi, ma poco importa.
Il ragazzo perde per un attimo il controllo e dice sottovoce al controllore: "Fanculo, stronzo".
Il ferroviere, che stava già andando via, si ferma. È di fianco a me. Io gli prendo il braccio, per dirgli di fermarsi. Lui però torna sui suoi passi: "Cosa hai detto?".
Il ragazzo dice: "Niente".
La discussione finisce.

12 km di viaggio: 51,80 euro.

Capito perchè mi sono licenziato?

10/09/2009

muri influenti

Filed under: per buco — vitomora @ 2:28 pm

All’età di sedici anni circa, scrissi a caratteri cubitali, con pittura bianca e pennello(come si faceva una volta), su un muro vicino alla casa in cui abitavo:
"Affronta la vita come vuoi tu, non come te la impongono gli altri".
A parte il fatto che mi sono sempre chiesto quanto questa affermazione fosse corretta dal punto di vista grammaticale, e, ovviamente, quanto fosse politicamente ben formulata, a distanza di tanti anni mi domando anche altre cose: per esempio, quale effetto possa avere avuto sulla mia psiche vedere tutti i giorni per una quindicina d’anni quelle parole tatuate su quel muro.
Credo sia fuori di dubbio che qualche effetto lo abbiano prodotto e ci sono prove sia teoriche che pratiche per dire questo:
il mercato delle immagini ha studiato a fondo il problema e lo si vede per esempio nell’uso massiccio e ripetitivo di uno spot pubblicitario in tv, nelle strade, nelle stazioni, ma gli esempi sono infiniti; dall’altro lato non posso non costatare quanto sia ancora importante per me cercare di vivere senza cedere alle imposizioni, cercare una via indipendente ed originale, per quello che si può, nelle scelte di tutti i giorni e di tutti i mesi.
E’ sempre più ovvio nella mia testa che tutto quello che ingurgito giornalmente, dal cibo alle informazioni, dai suoni ai colori, andrá a formare quello che diventerò, e che quindi adesso, sono, per buona parte, fatto di quello che ho inserito fino ad oggi nel mio corpo e nella mia mente, di quello che ho letto, ascoltato, baciato o leccato.
E’ sempre più chiaro il collegamento corpo/mente. Se mangiamo, per dire, una fetta di pane con la nutella, non solo metteremo nel nostro sangue, e quindi in tutti gli angoli e anfratti del nostro corpo, sostanze chimiche sicuramente non salutari, ma andremo anche ad influenzare la nostra chimica delle idee, cioé oltre che inquinare chimicamente il cervello tramite il sangue, lo inquiniamo anche con le teorie ideologiche rinchiuse dentro un barattolo di Nutella, perché, un barattolo di Nutella, é ovvio, é stracolmo di idee, provate a chiedere al negoziante che ve l’ha venduto quanti ideamilligrammi di idee(malsane) ci sono in un pacchetto di Fonzies.

Tanti.

01/09/2009

straniero IN casa propria

Filed under: per buco — vitomora @ 10:13 pm


Testo attacchinato nel paesino in cui abito:


"Sono straniero, forestiero, vengo da fuori, non sono nato qui, non sono "ü figiü di…".
Mio padre era calabrese, terrone, della bassa.
Non sono indigeno, non parlo il dialetto perchè sono di una varietà importata, di una cultivar non autoctona, sono di un’altra razza.
Non sono a casa mia, sto all’estero, non in vacanza però, ho qua la residenza ma vivo altrove, son di passaggio, dicono.
Abito nella stanza degli ospiti e, prima o poi, me ne dovró andare nella mia terra e poi sotto terra, da dove vengo.
Il colore della mia pelle è scuro, meticcio, nero, giallo o bianco sporco, sono più basso della media ed anche più alto.
Sono dentro un CEI e sono arrivato qui senza chiedere il permesso, ho pagato, sono clandestino, mussulmano o buddista, hare krishna, zingaro, selvaggio, ho un altro odore, mi lavo poco.
Sono omosessuale, lesbica anche.
Sieropositivo.
Sono arrivato qui perchè c’è bisogno di gente come me, forza lavoro, lavoro sporco, lavoro che qui non si fa più.
Sono venuto a rubare il lavoro, prendo un dollaro al giorno, sono ricattabile e il contratto sta scadendo.
Non ho passato, non ho radici e la macchina targata TO.

È per questo che sono un po’ spaesato, alla ricerca di un paese, di una famiglia, di altri stranieri credo.
È per questo che ho scritto questo foglio, per sentirmi a casa, non per integrarmi o per essere tollerato ma solo per trovare ed esprimere la mia diversità."

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